Un mito televisivo

L’innovazione nella comunicazione Lete prosegue con una nuova sfida: rendere ancora più “viva” la particella, dandole un volto e una nuova e ricca potenzialità espressiva. Come per le più moderne produzioni cinematografiche, inizia il lavoro dei cartoonist, si studiano forme, espressioni, tratti somatici, colori, ambienti.

Grazie alle più evolute tecnologie di computer animation in 3D, la particella di sodio ha un volto, ha gli occhi, il sorriso, le mani e si muove con grande espressività. La tridimensionalità esalta anche l’ambiente, rappresentando in modo più realistico l’acqua e la naturale effervescenza di Acqua Lete.Cambia anche l’impostazione degli spot, concepiti non più solo come campagna pubblicitaria ma come vero e proprio entertainment, una sorta di fiction pubblicitaria. Per il lancio, si crea l’attesa dei nuovi soggetti con la tecnica del teaser, annunciando l’arrivo imminente senza svelare nulla, anzi generando curiosità.

La particella dà spettacolo in concomitanza con il Festival di Sanremo, cantando un grande hit degli anni ‘60, “L’immensità”. Nuovi spot, nuove interpretazioni: la particella canta “Quando quando quando”, balla alla Tony Manero la sua febbre del sabato sera, e poi, come in un capriccio da star, si lamenta coi padroni di casa che tengono aperto il frigorifero e le impediscono di dormire. Con la nuova campagna la particella di sodio diventa “superstar” come scrive Aldo Grasso sulle colonne del Corriere della Sera.

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