Acqua minerale e acqua potabile: cosa cambia

Dietro le definizioni di acqua minerale e acqua potabile ci sono classificazioni ufficiali, parametri analitici e norme precise.

La differenza tra acqua potabile e acqua minerale non riguarda solo il fatto che una sia imbottigliata e l’altra arrivi dal rubinetto, ma coinvolge l’origine delle risorse idriche, i trattamenti ammessi e il quadro regolatorio che ne garantisce la sicurezza.

Conoscere il significato di acqua potabile e acqua minerale, capire cosa si intende quando si parla di acqua minerale o potabile e quali sono i criteri di controllo permette di leggere in modo più consapevole l’etichetta e di interpretare correttamente i dati riportati.

Che cos’è l’acqua potabile?

Nel contesto normativo, per acqua potabile si intende l’acqua destinata al consumo umano che risponde ai requisiti stabiliti dalla legge in termini di sicurezza igienico–sanitaria. Rientrano in questa categoria:

  • Acque erogate dagli acquedotti pubblici.
  • Acque fornite attraverso reti di distribuzione interne.
  • Acque confezionate in serbatoi o sistemi analoghi destinati alla distribuzione.

L’acqua potabile può essere di origine sotterranea o superficiale come sorgenti, laghi, fiumi, invasi e viene sottoposta, quando necessario, a trattamenti di potabilizzazione per garantire che sia “salubre e pulita” secondo i parametri previsti dalla normativa. I limiti di legge riguardano sia gli aspetti microbiologici sia quelli chimico–fisici e sono pensati per tutelare la salute dei consumatori nel lungo periodo.

Che cos’è l’acqua minerale naturale?

L’acqua minerale naturale è definita da una normativa specifica che la distingue dalle altre acque destinate al consumo umano. Si tratta di acque che:

  • Hanno origine da una falda o giacimento sotterraneo protetto.
  • Provengono da una o più sorgenti naturali o captate artificialmente.
  • Sono microbiologicamente pure all’origine.
  • Presentano caratteristiche igieniche particolari e una composizione di sali minerali stabile nel tempo.

L’acqua minerale naturale viene imbottigliata così come sgorga alla sorgente, con possibilità limitate di intervento tecnico, senza trattamenti di disinfezione che modifichino il patrimonio microbiologico originario. Ogni acqua minerale riconosciuta deve rispettare i requisiti previsti dalla legge e viene identificata attraverso una denominazione propria e una tabella delle analisi riportata in etichetta.

Qual è la differenza tra acqua minerale e acqua potabile?

La differenza tra acqua minerale e potabile non si riduce quindi alla modalità di distribuzione (bottiglia o rubinetto), ma riguarda quattro aspetti principali: origine, trattamenti ammessi, stabilità della composizione e controlli e parametri analitici.

Origine

L’acqua potabile può provenire da risorse sotterranee o superficiali. Le autorità competenti individuano le fonti, definiscono le aree di protezione e, se necessario, predispongono sistemi di trattamento per garantire che l’acqua sia conforme ai requisiti di legge in termini sanitari. Il focus principale è la disponibilità di risorsa in quantità adeguata e il rispetto dei limiti di sicurezza per tutti i parametri considerati.

L’acqua minerale naturale, invece, proviene da una falda sotterranea protetta e da una o più sorgenti specifiche. Il riconoscimento di acqua minerale naturale è rilasciato dal Ministero della Salute a seguito di indagini geologiche, idrogeologiche e analitiche che ne attestano purezza all’origine e costanza delle caratteristiche nel tempo. Ciò significa che, anche dal punto di vista dell’origine, l’acqua minerale naturale è definita in modo più ristretto rispetto all’acqua potabile.

Trattamenti ammessi

Per l’acqua potabile, la normativa consente una serie di trattamenti di potabilizzazione (come filtrazione, disinfezione, eventuali correzioni di alcuni parametri) mirati a garantire che l’acqua distribuita sia conforme alle specifiche previste. Questi trattamenti possono essere necessari soprattutto quando le acque di partenza sono di origine superficiale o presentano caratteristiche che devono essere adeguate ai limiti fissati.

Diverso è il caso dell’acqua minerale naturale. Non è consentito ricorrere a disinfezioni che alterino il patrimonio microbiologico originario: l’acqua deve risultare pura all’origine. Sono possibili solo alcuni interventi tecnici, previsti e controllati dalla normativa, come la rimozione di elementi instabili (per esempio ferro o manganese in eccesso) senza modificare la composizione caratteristica dell’acqua.

Stabilità della composizione

La composizione dell’acqua potabile può variare nel tempo in funzione delle fonti approvvigionate e dei trattamenti applicati, purché siano rispettati i limiti di legge per ciascun parametro. L’obiettivo è garantire che l’acqua sia sempre adatta al consumo, anche in presenza di cambiamenti nell’origine o nelle condizioni ambientali.

Per l’acqua minerale naturale, la normativa richiede una composizione costante nel tempo in termini di sali minerali, oligoelementi e altri costituenti. Questo consente di definire un profilo analitico specifico per ogni acqua minerale, riportato in etichetta e verificato nel corso del tempo.

In quest’ottica, il residuo fisso  – cioè la quantità totale di sali disciolti dopo evaporazione del campione a 180 °C – è uno dei parametri più utilizzati per descrivere la mineralizzazione dell’acqua.

Questa composizione, nel caso delle acque minerali, permette anche di collocare ogni acqua all’interno delle diverse categorie di mineralizzazione (minimamente mineralizzata, oligominerale, medio contenuto salino, ricca di sali minerali), come illustrato nell’articolo.

Controlli e parametri analitici

Sia per l’acqua potabile sia per l’acqua minerale naturale sono previsti controlli periodici e il rispetto di parametri analitici. Quello che cambia è il quadro normativo di riferimento e la finalità dei controlli.

Per l’acqua potabile, la normativa stabilisce limiti per un ampio insieme di parametri microbiologici e chimico–fisici (ad esempio batteri indicatori, nitrati, metalli, sottoprodotti di disinfezione) e definisce la frequenza dei campionamenti lungo la rete di distribuzione. L’obiettivo è assicurare che l’acqua sia idonea al consumo quotidiano della popolazione.

La sicurezza delle acque imbottigliate si basa su controlli pubblici e aziendali. I controlli pubblici vengono effettuati da ASL e NAS che monitorano regolarmente ogni fase della filiera, dalla sorgente fino ai punti vendita. Parallelamente, le aziende applicano rigorosi sistemi di autocontrollo HACCP, approvati dal Ministero della Salute, che prevedono verifiche costanti su acqua, impianti e contenitori. Ogni anno vengono effettuate centinaia di migliaia di analisi, sempre disponibili agli enti ispettivi, e le aziende devono trasmettere al Ministero i risultati completi dei parametri chimici, chimico-fisici e microbiologici, garantendo un controllo continuo del prodotto.

Nella pagina istituzionale La nostra acqua sono disponibili le informazioni dettagliate sulla composizione specifica di Acqua Lete e sui principali parametri di riferimento.